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Una commedia irresistibile adatta ad ogni età. Alessandro, Maurizio e Simone, con originalità e molta inventiva, fanno scoppiare fragorose risate nella sala piena del Teatro De’ Servi per questa riuscitissima prima replica. Bravi, divertenti, ciclonici, sballottano di continuo Valeria che si barcamena tra uno e l’altro con destrezza, dando sfogo a tutta la sua bravura ed innata simpatia.
La divertentissima commedia, scritta dal duo Tirocchi-Paniconi e diretta da Marco Simeoli, porta in scena i pregiudizi e le contraddizioni legate allo status di "non sposata", con una contrapposta visione da parte dell'interessata (Marta, single realizzata) e della madre (Marisole, preoccupata per il prolungarsi del nubilato della non più giovanissima discendente)
Se avete intenzione di passare una serata allegra, assistendo a un testo originale e divertente, questo spettacolo è la scelta giusta. Ma non fatevi ingannare dalla leggerezza, ne uscirete con la voglia di riabbracciare vostro fratello, un parente lontano o un amico che non vedete da tempo, perché il teatro, quello “sincero”, sempre un po’ ci cambia.
Tutti gli attori danno prova di una recitazione che rifugge dai facili eccessi. Una recitazione semplice e naturale, che imprime una meravigliosa dolcezza al gesto. Non passa inosservata l’affascinante mimèsi di Gioele Rotini: folle, in ogni vibrazione del corpo e dello sguardo.
Non c’è solo comicità perché l’irrompere della guerra, e la possibilità di scappare tutti insieme verso la mitica America, portano la vicenda ad occuparsi di libertà, di speranza, e di futuro. Si ride, dunque, per le numerose gag messe in scena dagli attori, di nuovo insieme dopo 12 anni.
Fino alle Stelle è una commedia musicale romanticamente esilarante, ma al tempo stesso commovente, che ci straccia un pezzo d’anima sull’offerta del dolce Tonino, di quelle stelle riflesse a pelo d’acqua, che adesso paiono attendere docili, niente di meno che sotto le loro suole consumate.
Agnese e Tiziano sono due ragazzi eccezionali: giovani, bravissimi e belli, i due attori dimostrano di saper fare questo mestiere in maniera impeccabile; entrambi recitano e cantano con una padronanza artistica eccellente e Caputo accompagna tutte le canzoni suonando personalmente dal vivo la chitarra, la fisarmonica e la tastiera.
Attraverso un’interpretazione profonda e incisiva, e una messinscena che è originale e brillante cortocircuito di humor e dramma, immaginazione e realtà, la promettente compagnia Readarto dona plastica ruvidezza alla memoria e alla sofferenza collettiva attraverso un (sor)riso delicato e goliardico che non cade mai nell’insolenza, nel ridicolo, e neppure nel mero e distaccato percorso didascalico e retorico di un evento storico.
L’ambientazione, magnifica, grazie ad una scenografia sorprendente, è solo un pretesto, in realtà, con cui l’autore e le bellissime interpretazioni dei suoi attori, ci propongono uno spaccato di vita dai forti contenuti umani, sospesi nel tempo e nello spazio, al di sopra degli eventi e delle ideologie.
Tra irriverenti critiche ai cliché, che vorrebbero ogni ragazza sistemata entro gli anta, e strizzatine d’occhio al profondo desiderio di felicità che vibra in ognuno di noi, single o no, trascorrerete una serata molto spassosa. Ironia travolgente e ottima espressività per il cast artistico che anima il palcoscenico.
Testo veloce e frenetico, scritto con raffinatezza e in punta di penna, diretto con bravura come regista e interpretato molto bene da Marco Cavallaro, affiancato dagli attori e dalle attrici, è applaudito dalla platea divertita per la spigliatezza con cui l’azione si dipana in tre parti del palco
... c’è chi pulisce, chi fa la spesa al supermercato, chi cucina… chi ha qualche scheletro nemmeno troppo etero nell’armadio, ma l’interpretazione magistrale dei protagonisti sono garanzia di divertimento, nell’affrontare con delicatezza e ironia un tema non solo delicato, ma che appartiene o potrebbe appartenere a tutti.
Il teatro della giovane coppia di attori, già noti al pubblico romano per il successo della precedente pièce “Letizia va alla guerra”, fa sorridere con la semplicità e genuinità, appassiona grazie ai continui rimandi ad una realtà condivisa e sempre viva, al di là del tempo storico del racconto, emoziona grazie alle doti attoriali, mimiche e canore dei due protagonisti.
Non era facile nè scontato parlarne in un periodo in cui c'è stato un gran proliferare di interventi su Pasolini, ma Cosentini è riuscito nell'intento di colpire il pubblico con la potenza di una scrittura che è accusa e critica alle accuse, che è ritmo coniugato a musica, che è perfezione recitativa.
Agnese Fallongo e Tiziano Caputo tornano sulla scena dopo l’intensa prova di Letizia va alla guerra con la scoppiettante storia di Maria e Tonino. (…) I due interpreti danno nuovamente prova di un notevole talento musicale, e stupiscono per la padronanza con la quale gestiscono i diversi dialetti italiani. I toni leggeri favoriscono stavolta l’inserimento di divertenti trovate teatrali. Come i sobbalzi del pulmino scalcinato che ritmano la loro conversazione ed il sensuale gioco con l’attaccapanni. Novanta minuti di ritmo e divertimento che il pubblico, con le risate e gli applausi, dimostra di apprezzare molto!
Questo spettacolo è l’esempio che non serve raccontare cose nuove ma è il modo di accostarsi alla storia con spontaneità e credibilità che fa la differenza. (…) La regia di Raffaele Latagliata è comunicativa, stimolante e di impatto. (…) Cambiando stili di canzoni, cambiando regioni, cambiando nazioni, cambiando dialetti, l’unico linguaggio universale rimane sempre la sincera opportunità di raccontarsi con un modo di esprimersi onesto: la buona recitazione!
Tutti bravi gli interpreti: Masciarelli efficace ed equilibrato nei momenti comici come in quelli più seri, ottimi i detenuti nei rispettivi ruoli – ed un “bravo” particolare ci sentiamo di spenderlo per Giorgia Lunghi, strepitosa negli intermezzi mimici
"Tre attori di qualità: Luca Ferrini, Alberto Melone e Riccardo Pieretti che con tanto di tunica e tre leggii hanno infuocato a ritmo incalzante i pensieri di uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso."
Pistoia costruisce una partitura scenica congeniale al testo, in cui a livello spaziale sono rese, mediante l’inserimento di una pedana a più livelli, le difficoltà della convivenza. La regia di Pistoia va incontro, inoltre, all’esigenze tipiche di una drammaturgia di stampo contemporaneo, che non prevede più le canoniche ‘entrate’ e ‘uscite’, in cui lo spazio scenico rimane condiviso seppure opportunamente distinto (nonostante appaia lecita l’ipotesi, che tale partitura fisica avrebbe potuto essere articolata in maniera ulteriore).
La regia è di Nicola Pistoia: uomo di Teatro e veterano di tante battaglie consumate sui palchi di tutta Italia. Qui gli si affida una commedia che affronta con “comicità” (prima) il quotidiano di una famiglia e dopo con “umorismo” un enorme problema che è proprio delle persone affette da questo disturbo, ma è anche e ancora prima delle famiglie che devono affrontarne la quotidianità. Gli attori sono bravi e omogenei grazie all’abile regia ed esperienze professionali. È una commedia in vernacolo che restituisce alla platea un umore autentico di una certa romanità.